SI INTRAVEDE LA MANO DI DONADONI
Aspettarsi un cambiamento radicale, nel gioco e nell’atteggiamento da osservare in campo, dopo appena quattro giorni di allenamenti diretti dal neo allenatore Donadoni era impensabile ed impossibile da concretizzarsi per il Napoli.
La squadra azzurra, indipendentemente dal trend di risultati negativi inanellati dall’11 gennaio, turno casalingo in cui sconfisse il Catania, e dalle nove sconfitte consecutive lontana dalle mura amiche, si era imbattuta in una continua involuzione del gioco, espresso in campo, ed aveva denotato una condizione psicofisica abbastanza preoccupante. Al primo errore, soprattutto difensivo, gli uomini di Reja perdevano, sistematicamente, qualsiasi riferimento ad un gioco in linea con i dettami tecnico-tattici impartiti dall’allenatore durante la settimana oltre a manifestare chiari segni di confusione tattica dovuti alla preoccupazione per non essere in grado di “ricucire” le fila. Tutto ciò determinava, conseguentemente, una rilevante sfiducia nei propri mezzi.
Questi chiari segnali facevano presupporre una completa debacle della squadra azzurra nel finale di campionato oltre a compromettere, in modo determinante, il progetto “De Laurentiis” e gli obiettivi programmatici prefissati dal Presidente in sintonia con il d.s. Pier Paolo Marino. Occorreva, quindi, una parziale svolta riguardante, in primis, la conduzione tecnica della squadra per poter capire se si fossero instaurati dei meccanismi tali da pregiudicare il rapporto tra i giocatori ed un allenatore qualificato,principale protagonista della prima fase del progetto che prevedeva una perentoria risalita nella massima serie calcistica nazionale di una Società degna di farne parte.
Ebbene, con l’avvento di Donadoni sulla panchina napoletana, la Dirigenza partenopea ha dato il via alla seconda fase del progetto che, in fase transitoria, dovrà valutare le scelte effettuate ed eventuali errori commessi ,strada facendo, in questa prima parte di un percorso che dovrebbe portare, nel futuro,la Società napoletana ai vertici del calcio nazionale e competere anche sul fronte europeo. Successivamente vi sarà, forse, un’ulteriore pianificazione dei “lavori” per fornire le “vesti” adatte ad una squadra con tali ambizioni.
A Reggio Calabria, il Napoli è riuscito ad uscire dal “Granillo” imbattuto e conseguire, quindi, un risultato positivo che potrà far riacquisire il morale perso,negli ultimi due mesi, ai calciatori e permettere a Donadoni di operare con tranquillità nell’immediato futuro. Ad inizio del match e per tutto il primo tempo, la squadra azzurra ha mostrato un atteggiamento prudente e riflessivo per le raccomandazioni impartite da Donadoni durante il fine settimana ed alla vigilia dell’incontro contro una Reggina determinata ed “aggrappata” alla speranza di conseguire una vittoria che, qualora fosse stata conseguita, avrebbe permesso ai giocatori amaranto di poter affrontare il finale di campionato con una maggiore convinzione nell’arduo compito di conseguire una salvezza,fino ad ora, largamente compromessa.
La nota positiva, nella prima frazione di gioco, è rappresentata dall’atteggiamento assunto dalla squadra partenopea dopo la rete del vantaggio raggino infatti in altre analoghe circostanze,a volte, la squadra si era disunita al punto tale da permettere agli avversari di realizzare altri gol e di portare vittoriosamente a termine l’incontro. Domenica, invece, la formazione azzurra dopo il gol di Corradi, pur non mostrando un’adeguata ed immediata reattività per recuperare il risultato, è stata molto attenta a non subire altre incisive e proficue azioni da parte degli avversari. Nel secondo tempo, il Napoli, complice anche l’atteggiamento prudente osservato dalla squadra calabrese nel tentativo di conquistare tre punti fondamentali per evitare la retrocessione in B, ha costretto la Reggina a chiudersi nella propria metà campo e lo ha fatto, innanzi tutto, avanzando il baricentro della squadra e mettendo in atto un gioco costituito da fraseggi e passaggi di prima intenzione che non hanno prodotto immediatamente benefici per il continuo ed “asfissiante” pressing messo in atto dai giocatori amaranti nei confronti dei portatori di palla napoletani. Pochi lanci lunghi a “seguire” e tentativi per continui dialoghi “palla a terra” sono state le caratteristiche del gioco fornito dai calciatori napoletani in linea con il “credo” di Roberto Donadoni.
In questa parte del match, dopo un inizio in “sordina” si sono messi in evidenza i due “gioiellini” Hamsik, più propenso, rispetto al primo tempo, al dialogo con i compagni di squadra che in lui hanno ritrovato un riferimento in fase di appoggio e Lavezzi ritornato al gol dopo l’ultima realizzazione effettuata contro l’Udinese. Due graditi “ritorni” che potrebbero ,metaforicamente, rappresentare la riapertura della finestrella di “Marekiaro” alla quale si è affacciato anche il “Pocho”. Bene la retroguardia azzurra con Cannavaro insuperabile sulle palle alte e benissimo Blasi che è ritornato ad essere il solito generoso ed infaticabile “combattente”.
E’ presto per affermare che la squadra ha effettuato un cambiamento di rotta ma i segnali giunti da Reggio Calabria fanno intravedere che “la mano di Donadoni” ha già iniziato ad “accarezzare” il mosaico Napoli dopo che alcuni tasselli erano, momentaneamente, caduti.
Vincenzo Vitiello |